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Fistole, stenosi e ostruzioni: le complicanze della diverticolite che non vanno sottovalutate

Dr. Francesco Caruso - Specialista in chirurgia mininvasiva e senza dolore - Tel. 333/8887415 - mail: carusochirurgo@gmail.com
Dr. Francesco Caruso - Specialista in chirurgia mininvasiva e senza dolore - Tel. 333/8887415 - mail: carusochirurgo@gmail.com

La diverticolite, nella sua forma semplice, è una malattia che possiamo gestire con tranquillità. Ma quando si complica, può generare situazioni cliniche delicate, subdole, a volte gravi.Non parliamo solo di dolore e febbre: parliamo di fistole, stenosi, ostruzioni intestinali. Complicanze che, spesso, si manifestano non durante l’episodio acuto, ma settimane o mesi dopo, lasciando il paziente con disturbi cronici, debilitanti e a volte imbarazzanti.


Le fistole: quando il colon si collega dove non dovrebbe


Una fistola è un passaggio anomalo che si crea tra il colon infiammato e un altro organo. Nella mia pratica, le più frequenti sono le colovescicali (tra colon e vescica), che rappresentano circa il 65% di tutte le fistole da diverticolite. Seguono le colovaginali (25%), poi le colo-cutanee, le colo-enteriche e le rarissime colouterine.

Il sintomo più comune? Infezioni urinarie a ripetizione, spesso accompagnate da aria nelle urine (pneumaturia) o perfino presenza di feci nella vescica. Un paziente mi raccontò:

“Avevo infezioni urinarie ogni due settimane. Alla fine, un urologo mi ha detto di parlare con un chirurgo dell’intestino.”Una TAC con mezzo di contrasto ha mostrato la fistola. Abbiamo pianificato l’intervento in laparoscopia, senza colostomia. Dopo l’operazione, mai più infezioni.

Le fistole non guariscono con gli antibiotici. Serve l’intervento chirurgico — e quando viene eseguito in elezione, con il paziente stabile, le probabilità di successo sono altissime.


Le stenosi: un colon che si stringe, lentamente


Dopo episodi ripetuti di infiammazione, la parete del colon può cicatrizzarsi, perdere elasticità e restringersi progressivamente. È così che si forma una stenosi: un punto di restringimento che rallenta o blocca il transito intestinale.

Il paziente comincia a sentirsi gonfio dopo i pasti, avverte crampi, fatica ad evacuare. In alcuni casi compaiono nausea, vomito, addome disteso. Sono segni di una ostruzione intestinale incipiente.

Secondo i dati riportati su JAMA, circa lo 0,09% dei pazienti con diverticolite sviluppano una stenosi. Può sembrare poco, ma nella mia esperienza sono numeri sottostimati, perché molte stenosi non vengono diagnosticate subito.

La soluzione, ancora una volta, è chirurgica. Rimuovere il tratto stenotico in laparoscopia consente una risoluzione definitiva, senza la necessità di terapie croniche.

L’occlusione intestinale: quando il blocco diventa un’urgenza


Una stenosi non trattata può peggiorare fino a causare un’occlusione vera e propria. In questo caso, il paziente arriva in pronto soccorso con un addome teso, dolente, vomito incoercibile e assenza di gas o feci.

È una situazione d’emergenza che richiede intervento chirurgico immediato. Se il colon è troppo dilatato a monte della stenosi, non è possibile eseguire un’anastomosi primaria, e si può rendere necessaria una colostomia temporanea.

Ecco perché è essenziale individuare le stenosi precocemente, prima che diventino un problema acuto. Una colonscopia di controllo a distanza da un episodio complicato può rivelare segni iniziali di restringimento — e permettere di intervenire in elezione, senza urgenza, senza colostomia, con prognosi ottimale.


Lo stent intestinale è un’opzione?


In alcuni ospedali si sente ancora parlare di “stenting” per stenosi benigne del colon. Ma le linee guida sono molto chiare: gli stent non sono raccomandati nelle stenosi diverticolari, per l’alto rischio di:

  • perforazione

  • sanguinamento

  • migrazione dello stent

Il trattamento resta chirurgico, preferibilmente in laparoscopia.


Conclusione: complicanze rare, ma da conoscere


Fistole, stenosi e occlusioni non sono la norma nella diverticolite, ma rappresentano una parte importante del rischio a lungo termine, soprattutto in pazienti con episodi ripetuti o forme complicate.

Il messaggio è semplice: riconoscere i segnali, fare i controlli giusti al momento giusto, e intervenire quando serve — evitando sia l’interventismo precoce che l’attesa pericolosa.

Con la giusta attenzione, possiamo intercettare queste complicanze prima che siano gravi, e offrire soluzioni efficaci, sicure e definitive.


Dr. Francesco Caruso

Specialista in chirurgia dell’apparato digerente

Chirurgia mininvasiva, proctologia, gastroenterologia

📍 Disponibile per visite specialistiche in Calabria, Milano e telemedicina

📞 Per appuntamenti: 333 8887415

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